IRWIN DREAMS AND CONFLICTS

Claudia Löffelholz e Julia Draganovic

IRWIN, Like to Like / The Constellation of Candles in the Field Corresponds to the Constellation of the Stars in the Sky, 2004. Photo: Tomaž Gregorič, Courtesy Galerija Gregor Podnar

Creare qualcosa insieme, costruire, oltre che dei prodotti raffinati, che riescono bene solo mettendo insieme le capacità e le energie di più persone, anche un senso di appartenenza condivisa, far nascere un “noi” – è un’idea che appassiona facilmente. D’altro canto, le collaborazioni si rivelano di frequente complesse e laboriose. Pur essendo la base indispensabile della nostra società e della convivenza degli individui, rimangono spesso un sogno che perseguiamo con fatica. Tutti possiamo raccontare di esperienze conflittuali o addirittura fallite.

Oltre ad essere un’abilità o un approccio sociale che acquistiamo nel corso degli anni, la collaborazione fa parte della natura dell’uomo che dal giorno della nascita impara a cooperare con la madre per poter sopravvivere, come ricorda Richard Sennet nel suo libro Together (1).

È una capacità che va allenata e applicata quotidianamente, anche se il terreno sul quale ci muoviamo è pieno di tranelli. Troppo spesso invece dell’ascolto, del confronto e del dialogo – che sono il punto di partenza per costruire qualcosa insieme e mediare tra interessi differenti – ci viene insegnato ad essere competitivi. A volte è difficile capire che anche la competizione riesce meglio se siamo capaci di collaborare. Insomma, si intuisce presto che ci troviamo davanti a una delle grandi sfide dei nostri tempi!

Il collettivo sloveno IRWIN ormai collabora da più di 30 anni, e questo dato lo rende il più longevo del panorama artistico mondiale (eccezione fatta per i gruppi artistici che sono coppie anche nella vita, come Gilbert & George o Eva & Adele). La mostra Dreams and Confllicts mette il focus sulle strategie di collaborazione del gruppo IRWIN, sia al suo interno sia nell’ambito delle sue collaborazioni esterne che includono il progetto pluriennale NSK, ma anche cooperazioni con artisti come Marina Abramovic, Andres Serrano o Joseph Beuys.

Nato nel 1983 dal sodalizio di giovani artisti provenienti dai movimenti del punk e del graffitismo di Lubiana – Dušan Mandic, Miran Mohar, Andrej Savski, Roman Uranjek e Borut Vogelnik – il gruppo nell’anno seguente fonda, in collaborazione con il gruppo musicale Laibach e la compagnia teatrale Gledališce sester Scipion Nasice, un ulteriore e più ampio collettivo di artisti, noto come Neue Slowenische Kunst (NSK), Nuova Arte Slovena, che in seguito coinvolgerà a sua volta altri collettivi attivi nella grafica, nella video arte e nella filosofia. Si tratta, quindi, di un collettivo che fa parte di altri collettivi, come una matrioska la cui figura più piccola si nasconde in una leggermente più grande per creare alla fine un’entità piena e di statura veramente imponente. Con questa strategia collaborativa, IRWIN è comunque riuscito a distinguersi nel mondo dell’arte in modo tale da aver partecipato, tra l’altro, a progetti presentati a Manifesta, alla Biennale di Venezia e al MoMA di New York.

Collaborazione e condivisione sono al tempo stesso la base e l’inevitabile con seguenza sia di IRWIN sia della Neue Slowenische Kunst, che si affermano così nella realtà politica e culturale della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Con il collasso del socialismo, all’inizio degli anni Novanta, cambiano radicalmente i presupposti della loro operazione artistica e nel 1992 avviene la trasformazione della Neue Slowenische Kunst in “NSK State in Time”. Di fronte all’emergere di una moltitudine di nuovi stati, il collettivo NSK decide di oggettivare la propria natura nella forma di uno stato. Non uno stato territoriale, ma uno stato di pensiero, che si esprime, di fatto, attraverso pubbliche apparizioni in progetti culturali, in cui si delineano la sua immagine e i suoi contenuti e si stabiliscono molteplici relazioni tra i suoi cittadini, che gradualmente aumentano grazie alle iniziative a cui partecipano. A distanza di vent’anni i cittadini in possesso del passaporto del “NSK State in Time” sono più di quattordicimila – persone appartenenti innanzitutto al mondo dell’arte, ma non solo – che non smettono di riflettere su un nuovo stato, uno stato migliore, in cui forse si possa trovare anche un po’ di felicità. In occasione della mostra Dreams and Conflicts, nella sala centrale della Palazzina apre un Consolato temporaneo di “NSK State in Time”, dove poter richiedere il passaporto che dà diritto di aggiungere alla propria cittadinanza quella della nazione utopica fondata nel 1992. Come in altri “uffici-passaporti” itineranti aperti in passato – tra cui il primo a Mosca nel 1992 e quello al MoMA di New York nel 2012 – oltre all’opportunità di riflettere insieme sulla possibilità di un nuovo stato, viene offerta l’occasione straordinaria di poter acquisire una cittadinanza alternativa a tutti coloro che si identificano con i principi costituenti di NSK: le pari opportunità e l’uguaglianza a prescindere dall’appartenenza etnica o nazionale, sessuale o religiosa.

Oltre al consolato di “NSK State in Time” la mostra presenta fotografie, installazioni e video che sono il risultato di più di trent’anni di pratiche collaborative che IRWIN ha esercitato insieme ad alcuni degli artisti e pensatori più significativi del nostro tempo, ma anche a comuni cittadini.

La mostra modenese è la prima tappa di un ampio progetto espositivo in collaborazione con la Kunsthalle Osnabrück (Germania) e il Łaznia Centre for Contemporary Art di Danzica (Polonia) dove, nel 2015, avranno luogo altre mostre dedicate agli IRWIN. Il progetto si potrà seguire sulla Web App follow-irwin.net.

Note
(1) Richard Sennet, Together. The Rituals, Pleasures and Politics of Cooperation, Yale University Press 2012.

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