TUTTO VA RIMESSO IN CAUSA

Marco Pierini

Gastone Novelli, senza titolo, 1963, matita, pastello e tempera su cartoncino, Galleria civica di Modena

“Tutto va rimesso in causa. L’artista è libero per la sua libera esplorazione, come lo è lo scienziato che non domanda il permesso a nessuno per una scoperta. Non esistono soltanto scoperte scientifiche, esistono scoperte poetiche”. Con queste parole Emilio Vedova, in un breve scritto del 1954, condensò lo spirito del tempo e dei fermenti artistici che lo andavano scuotendo. Rimettere tutto in causa voleva dire una cosa profondamente diversa da ciò che avevano inteso le avanguardie del primo Novecento.

Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale nessuno poteva consentire – a sé stesso e agli altri – alcun tipo di rivoluzione meramente estetica, un rinnovamento che non rimettesse in discussione il senso stesso del fare arte, la funzione sociale dell’artista.

La libertà d’espressione, dunque, il rifiuto delle norme – tanto quelle dettate dalla tradizione, quanto quelle ormai ridotte a formalismo stabilite dalle avanguardie storiche – la forte componente esistenziale furono i principali elementi comuni che condussero gli artisti a sperimentare tecniche, materiali e modalità espressive molto diverse tra loro. I risultati di questa incessante sperimentazione sono leggibili anche nelle opere su carta, esiti spesso perfettamente compiuti e autonomi, piuttosto che abbozzi e appunti di carattere progettuale. I principali orientamenti linguistici dell’Informale italiano sono ben rappresentati all’interno della collezione della Galleria civica, i cui fogli testimoniano il prevalere, di volta in volta, del segno, del gesto, della materia, dell’articolazione spaziale.

Una sala è dedicata alla grafica di Alberto Burri, sempre innovativa e sorprendente per i materiali e le tecniche utilizzate, una a Lucio Fontana, dove oltre a sette disegni di periodi e soggetti diversi, si possono ammirare numerose incisioni, comprese le splendide tavole realizzate per un libro di favole di La Fontaine pubblicato nel 1964 e per Apocalissi e sedici traduzioni di Giuseppe Ungaretti, stampato nel 1965 in 150 esemplari.

La raccolta del disegno della Galleria civica di Modena possiede anche numerose testimonianze degli esordi, di stampo chiaramente informale, di artisti che nella fase matura del loro cammino seguirono strade diverse come Vasco Bendini, Concetto Pozzati e Claudio Verna. Fogli poco noti che, al pari dei lavori di artisti ingiustamente relegati ai margini della storiografia come Annibale Biglione o Mario Nanni, rappresentano forse uno dei maggiori motivi d’interesse di questo allestimento.

L’esposizione dedicata all’Informale in Italia è, infine, anche un modo per rileggere la storia della Galleria civica e quella del formarsi della sua collezione, dal momento che nel corso degli ultimi trent’anni sono state allestite dal museo modenese personali dedicate ad Accardi, Afro, Bendini, Fontana, Novelli, Peverelli, Pozzati, Scanavino, Scialoja e Turcato. Tra gli artisti presenti in mostra si ricordano: Carla Accardi, Afro, Vasco Bendini, Annibale Biglione, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Mino Ceretti, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Pinot Gallizio, Virgilio Guidi, Bice Lazzari, Leoncillo, Mario Nanni, Gastone Novelli, Cesare Peverelli, Concetto Pozzati, Bepi Romagnoni, Antonio Sanfilippo, Emilio Scanavino, Tancredi, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Claudio Verna, Giuseppe Zigaina. 

loading