IRWIN. DREAMS AND CONFLICTS

Claudia Löffelholz e Julia Draganovic

IRWIN. Dreams and Conflicts, allestimento alla Palazzina dei Giardini. Crediti fotografici: Piernicola Arena per Intersezione

Essendo il collettivo più longevo dell’arte contemporanea, IRWIN ha sperimentato nel corso degli anni innumerevoli pratiche di collaborazione. Alcune opere, come Namepickers, NSK Garda, Madre con un figlio, Rekapitulacija, addirittura raffigurano i partner che hanno contribuito alla creazione delle opere. In altri lavori la collaborazione è meno ovvia, dato che gli IRWIN fanno riferimento a protagonisti della storia dell’arte o a certi immaginari, simboli o metafore tipici di certi artisti. L’uso di questo materiale, di simboli e immagini che fungono da citazioni per gli IRWIN, diventa un metodo di lavoro, uno stile che chiamano retroavantgarda.

Fonte inesauribile d’ispirazione per il loro lavoro sono le avanguardie, soprattutto di origine russa, dell’inizio del Novecento, in particolare il lavoro di Kasimir Malevich con le sue semplici forme geometriche che per i suoi seguaci assumevano dei significati specifici e spirituali. Gli IRWIN utilizzano non solo la croce bianca su fondo nero e il famoso quadretto nero, decontestualizzandoli a volte in modo quasi dissacrante (come nell’applicazione del quadretto nero al posto dei baffi sul ritratto del collettivo scattato da Andres Serrano), ma a volte anche gesti che deliberatamente aggiungono ai simboli ben definiti tutta una gamma di possibilità ulteriori (come nell’azione a sorpresa Black Square on Red Square durante la quale hanno steso un tappeto di 22x22 metri sulla Piazza Rossa a Mosca). L’obiettivo di queste citazioni è duplice: da un lato dare una scossa a contenuti e significati che consideriamo scontati, dall’altro incoraggiare lo spettatore a liberarsi da concetti preconfezionati e a mettere in discussione le sue convinzioni solo apparentemente ben consolidate.

loading