RAGGED KINGDOM

Cristiana Minelli

Jamie Reid, Ragged Kingdom (part.), s.d., courtesy Isis Gallery, UK, photo Declan O'Neil

Un uomo-contro con l’anima dello sciamano. Un artista britannico prossimo ai movimenti anarchici, celebre soprattutto per aver legato nei secondi anni Settanta il suo nome alla grafica dei Sex Pistols, divenuto, più di recente, un druido dei nostri giorni, autore di opere a metà fra l’installazione e l’inno alla pace e al dialogo.

Dal 12 settembre a Palazzo Santa Margherita, la mostra dedicata a Jamie Reid presenta al pubblico disegni, dipinti, collage, fotografie che danno conto del talento di un artista da sempre in conflitto con il potere costituito che ha aperto nuove strade nel mondo dell’immagine e della comunicazione. La sala grande ospiterà l’installazione che dà il titolo alla mostra (“Ragged Kingdom”) composta da alcuni tepee indiani – figure di accoglienza, rifugio, protezione, dunque di pace e dialogo – dipinti e stampati con immagini dell’artista, all’interno dei quali ciascun visitatore troverà una pila di fogli con cui potrà costruirsi il proprio personale “catalogo” della mostra.

Al piano superiore invece circa sessanta disegni, dipinti, collage, grafiche, progetti, fotografie che ripercorrono la carriera artistica di Reid a partire dagli esordi, durante i quali elabora lo stile e alcune immagini – si pensi agli autobus con destinazione “Nowhere” – che confluiranno poi nell’iconografia punk, per soffermarsi più approfonditamente sul periodo strettamente connesso con i Sex Pistols. Di questa intensa attività, durata dal 1976 al 1980, sono presenti in mostra una trentina di lavori, compreso un collage di quasi 8 metri di lunghezza (“Mural”), che ne rappresenta una vera e propria summa. Non manca una selezionata scelta di opere più recenti, nelle quali alle tematiche anarchiche e situazioniste si affiancano motivi legati a un universo magico e sciamanico molto caro all’artista, espresso attraverso simboli cosmologici, druidici, esoterici.

Realizzata in collaborazione con la Isis Gallery di Brighton, con la partecipazione di ONO arte contemporanea di Bologna, la mostra, sponsorizzata da Gruppo Hera, è inserita nel programma di eventi del festivalfilosofia, il cui tema, quest’anno, è stato individuato nel concetto di “gloria”. Per tutti gli appassionati del genere, fino al 6 gennaio, a Palazzo Santa Margherita, per non dimenticare “Who Killed Bambi?” (da un collage del ’78), “We dont’ care about the music” (collage del ’79), mentre un letto di legno annuncia “Fuck forever” e la cover di un Lp suona ancora con “Los Pistoleros del Sexo”.

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