AL VIA LA CATALOGAZIONE DELLA RACCOLTA DELLA FOTOGRAFIA

Martina Resconi

Umberto Montiroli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia con i fratelli Taviani sul set di Kaos, 1984 © Umberto Montiroli

In occasione della mostra The Cinema Show ha preso avvio il progetto di catalogazione informatizzata e digitalizzazione dell’ingente patrimonio fotografico della Galleria civica di Modena, conservato presso Palazzo Santa Margherita (il numero totale delle opere fotografiche in collezione è ora quasi a 4000). Nata ufficialmente nel 1991 dalla prima donazione realizzata dal fotografo Franco Fontana, poi ampliatasi nel corso degli anni Novanta e Duemila con ulteriori donazioni e acquisizioni derivanti da mostre personali e collettive, la Raccolta della Fotografia della Galleria rappresenta una delle più significative collezioni pubbliche di fotografia moderna e contemporanea in Italia. In un’ottica di ampliamento mirato, sono avvenute le ultime acquisizioni di stampe legate a The Cinema Show. Queste hanno interessato fotografi di scena, ma anche fotografi della “dolce vita” italiana.

Tra le nuove acquisizioni compaiono stampe vintage, come le gelatine al bromuro d’argento di Paul Ronald provenienti dall’Archivio Storico del Cinema, sino ad arrivare alle tecniche più recenti, come le modern print di Emilio Lari ai pigmenti di carbone e quelle giclée fine art di Franco Bellomo.

Il progetto di catalogazione informatizzata, avviato con il supporto tecnico e scientifico dell’Istituto Beni Culturali dell’Emilia-Romagna, ha permesso di applicare con coerenza gli standard catalografici ministeriali relativi al bene culturale fotografico valorizzando ulteriormente una raccolta (chiamata tecnicamente fondo) patrimonio non solo cittadino, ma anche nazionale. Tale progetto si è svolto grazie anche alla convenzione di tirocinio tra la Galleria civica e l’Università di Modena e Reggio Emilia nell’ambito del Master in Catalogazione e accessibilità del patrimonio culturale.

Nello specifico, il lavoro è stato caratterizzato dall’indagine storica. Sono state condotte ricerche bibliografiche e d’archivio soprattutto nel caso di fotografie meno recenti, mentre per quelle più prettamente contemporanee ci si è potuti avvalere anche di conoscenze personali e soprattutto della testimonianza diretta dei fotografi. Catalogare non vuol dire inserire meccanicamente dati sterili e nozionistici in una scheda, ma significa prima di tutto essere consapevoli che il punto chiave della catalogazione è lo studio in tutte le sue forme del bene culturale con cui lo specialista si relaziona. Solo così si è potuto fare chiarezza sulla genesi e sul contesto in cui sono state scattate alcune delle foto esposte in mostra. Per esempio, nel caso del ritratto di Erich von Stroheim per mano di John Phillips, la ricerca ha permesso di smentire i dati che volevano l’attore sul set de La grande illusione, riconducendolo invece all’ambiente privato e familiare della tenuta parigina in cui egli si ritira negli ultimi anni della sua vita. Particolarmente importante anche lo studio che ha permesso di stabilire che Marlene Dietrich, nella gelatina al bromuro d’argento di Horst P. Horst, stia posando per un servizio fotografico di Vogue America, dedicato alla collezione autunno-inverno della maison Dior.

Lo storico dell’arte che si occupa di catalogazione, oltre a mantenere un approccio tecnico e analitico, deve anche tenere sempre ben presente che il fine ultimo del suo lavoro non è solo la valorizzazione dell’opera, ma anche facilitarne la fruizione: più accuratamente svolgerà il suo compito, più il pubblico avrà modo di comprendere e godere l’opera che ha davanti.

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