LA VARIANTE E LA REGOLA

Serena Goldoni

Fulvio Belmontesi, Verifica sul punto di accumulo del segno, 1971, china su carta, Galleria civica di Modena

Max Bill, nel 1936, descrive l’arte concreta come elaborazione di forme, linee e colori liberamente scaturiti dalla personale creatività dell’artista e non frutto di processi di astrazione delle immagini reali. “...Nella peculiarità della propria natura, l’arte concreta è autonoma. Essa è espressione dello spirito umano, e possiede perciò quelle caratteristiche di rigore, univocità e perfezione che ci si deve attendere da opere dello spirito umano. […] I mezzi sono i colori, lo spazio, la luce e il movimento. Dall’elaborazione di questi elementi nascono nuove realtà. Idee che avevano prima un’esistenza solo mentale sono rese visibili in forma concreta”.
Queste parole possono essere prese come punto di partenza per un progetto che ha indagato, all’interno della collezione della Galleria, gli esiti delle ricerche concrete, geometriche, minimali e analitiche che vanno dagli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale fino agli anni Settanta del Novecento, sviluppate in netta contrapposizione al realismo politicamente impegnato e agli influssi dell’irrazionalità informale.

Partendo dai disegni di artisti come Bruno Munari, Mauro Reggiani e Luigi Veronesi, vicini alle ideologie del MAC – Movimento Arte Concreta, nato a Milano nel 1948 – il percorso di mostra ha voluto tener conto, pur nei limiti che la ricerca stessa comporta, del fermento artistico, lungo in questo caso un trentennio, che ha portato terreno fertile allo sviluppo di diverse correnti e gruppi, tutti caratterizzati da un vivacissimo sperimentalismo e spesso aperti alle contaminazioni con altre discipline quali l’architettura, il design e la grafica. Il grande purismo formale costituito da elementi geometrizzanti e stesura piatta del colore dell’arte concreta, si intreccia agli esiti essenziali della ricerca minimalista, puramente astratta, oggettiva ed anonima, priva di decorazioni superficiali o caratteri espressivi; le carte di autori come Giorgio Griffa, Claudio Olivieri e Claudio Verna rimandano alla peculiarità della pittura analitica che diventa essa stessa l’oggetto d’indagine dell’artista e perde ogni connotato di referenzialità.

Dalle estroflessioni su campiture monocrome di Enrico Castellani e Agostino Bonalumi si approda alle sperimentazioni nel campo dell’ottica e delle strutturazioni seriali di immagini dell’arte programmata di Alberto Biasi e Getulio Alviani, solo per citarne alcuni. Grazie a queste opere si evince quanto, in questi anni, l’imprescindibile rigore formale, l’attenzione alla tecnica e alla teoria della percezione di forte implicazione scientifica siano andati di pari passo a uno spirito più giocoso e aperto, che vede necessaria la partecipazione attiva dello spettatore, suggerendo la presenza di un ideale filo rosso diacronico tra ricerche pur così diverse che coinvolgono artisti italiani ed europei.
Anche in questo caso alle carte custodite dalla Galleria civica di Modena, che attingono anche al fondo di grafica e al fondo Parole sui muri, donato all’Istituto da Mario Molinari nel 1997, si accostano le grafiche della collezione Don Casimiro Bettelli, concesse in comodato alla Galleria dalla Curia modenese nel 1999. Tra gli artisti in mostra si ricordano, oltre a quelli già citati, Marina Apollonio, Fulvio Belmontesi, Oliviero Berni, Max Bill, Antonio Calderara, Eugenio Carmi, Miro Cusumano, Dadamaino, Piero Dorazio, Marcolino Gandini, Marco Gerra, Franco Grignani, Jan Leppien, Sol LeWitt, Francesco Lo Savio, Wolfgang Ludwig, Alberto Magnelli, Brice Marden, François Morellet, Mario Nigro, Ico Parisi, Achille Perilli, Robert Ryman, Jan J. Shoonhren, Turi Simeti, Victor Vasarely, Ludwig Wilding.

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