IL RITORNO DI ART KANE. UN PROGETTO TUTTO ITALIANO

Guido Harari

Art Kane, We the People, 1961. «Look» © Art Kane Archive

Avevo quindici anni. Giocavo fin da piccolo con la Zeiss Ikon di mio padre e chissà, forse sognavo già di posare il mio sguardo sulle icone della musica rock che ammiravo sulle copertine dei dischi e in rari libri e giornali che arrivavano dall’Inghilterra e dall’America. D’un tratto dalle pagine di riviste come «Photo» e «Popular Photography» mi colpì l’urlo di Art Kane. Un urlo di entusiastica, contagiosa vitalità. Le sue immagini strappavano la fotografia dalle gallerie per catapultarla nell’immaginario collettivo, tatuandovi la sua personalissima visione della modernità. Visioni, le sue, che salivano dalla strada, a cominciare da quel marciapiede di Harlem calpestato dalle stelle del jazz. Sicuramente Kane, il più punk dei fotografi contemporanei, mise subito in chiaro la sua filosofia: “Mettete tutta la vostra vita nelle vostre fotografie, indipendentemente dai motivi per cui le scattate”. Pura manna per chi, come me, in quei primi anni Settanta, cercava di indovinare una passione, un destino, una vocazione.

Lo sguardo di Kane e il suo pensiero sono entrati nel mio DNA negli anni di costruzione del mio percorso di fotografo e lì sono rimasti, sempre. Poi intorno al 2000 mi prese un’irresistibile frenesia. Cercai i famigliari di Kane su internet e chiesi ragione dell’inspiegabile lacuna di una vera, esaustiva monografia su di lui. Mi rispose cortese la scrittrice Holly Anderson, moglie del figlio di Art, il musicista Jonathan Kane. Mi spiegò che avevano declinato le offerte di diversi editori per pubblicazioni tematiche sul lavoro di Art: una sulla musica, una sulla moda, sui nudi e così via. Tuttavia l’eredità di Art Kane, a loro avviso, andava oltre ciascuna di quelle categorie e così stavano prendendo tempo in attesa di un volume che compiesse una ricognizione completa. Poi qualcosa ha cominciato a girare e la fortuna ha messo il turbo. Quando nel 2011 decisi di lanciare Wall Of Sound Gallery, una galleria dedicata alla fotografia e all’immaginario della musica, volli subito rendere omaggio al mio maestro e ricontattai i Kane proponendo loro una mostra. A me premeva presentare non solo le icone della musica catturate da Kane – gli Who, i Rolling Stones, Bob Dylan, Janis Joplin, i Cream, Frank Zappa, i Jefferson Airplane – ma anche le immagini che avevano cambiato il corso della fotografia e della cultura popolare: We The People, With God on our Side, Songs of Freedom.

Poiché Wall Of Sound si era nel frattempo strutturata anche per la stampa fine art, ponendo tra le proprie finalità il recupero e il restauro di archivi dimenticati o sconosciuti, proposi a Holly di venire a trovarci in Italia, ad Alba, con alcune diapositive originali. Le avremmo scansionate, restaurate e stampate, alcune per la prima volta. Poter studiare da vicino gli originali di Kane, soprattutto i celebri “sandwiches” così com’erano stati messi a registro da lui stesso, e riportarli con un accurato restauro al meritato fulgore fu un’esperienza indescrivibile di scoperta e di apprendimento.

Nel 2012 la mostra Art Kane. Pictures from a Visionary Photographer riscosse un grande successo e fu presentata in anteprima al MIA (Milan Image Art Fair) di Milano. Con una miracolosa reazione a catena, il ritorno di Kane era cominciato. Contattai subito Andrea Gambetta di Solares Fondazione delle Arti di Parma, proponendogli di produrre un upgrade della nostra mostra da portare nei musei di tutto il mondo. Tony Nourmand, della casa editrice londinese Reel Art Press, si vide offrire il progetto del libro di Kane alla Book Expo America di New York e coraggiosamente colse al volo l’occasione di essere il primo editore ad abbracciare la visione degli eredi su come avrebbe dovuto essere una monografia di Art Kane e l’impegno necessario a realizzarla. Nel frattempo Andrea ricevette l’entusiastica approvazione del progetto della mostra da Marco Pierini, all’epoca direttore della Galleria civica di Modena. 

Il caso vuole (ma il caso non esiste e qui lo si vede bene) che proprio a Modena risieda Franco Fontana, fotografo di fama internazionale certo, ma anche amico fraterno di Art Kane, a cui non è parso vero che questa prima mostra mondiale sul grande visionario americano decollasse proprio nella sua città. Un’ultima magica coincidenza: Art Kane. Visionary si inaugura esattamente nel novantesimo anniversario della nascita di Kane e nel ventesimo della sua scomparsa. Mai tempismo fu migliore.

loading