LA MAGIA È LOGICA

Cristiana Minelli

Copertina di / cover of "Rolling Stone", gennaio / January 1981

Contrariamente all’omaggio che sua madre volle fare a Churchill – si chiamava John Winston, come il primo ministro inglese in carica all’epoca della sua nascita – Lennon non fu mai un uomo conforme alla tradizione e alle istituzioni.

Nel corso della sua vita scrisse alla regina Elisabetta II rifiutando l’onorificenza che aveva ricevuto dalla Corona in segno di protesta. Scrisse poi a decine di governanti della terra un messaggio pacifista dal contenuto bizzarro. Fra questi anche il presidente del Malawi Hastings Kamuzu Banda ricevette “due sculture viventi”, cioè due ghiande con le quali invitava il destinatario, insieme a Yoko Ono, “a far crescere due querce per la pace del mondo”. Preoccupato per il contenuto, il presidente Banda non aprì mai il pacco, indeciso se farlo brillare nei giardini del palazzo presidenziale.

Nato e vissuto prima di internet, di Facebook, dei social network e dell’era digitale tutta, John Lennon scriveva a mano, di continuo, e su qualunque supporto, a familiari, fan, e perfino alla lavanderia.

Paladino del motto “Peace and Love” riservò all’amore un capitolo importante della sua produzione scritta, testi di canzoni a parte.

In una lettera indirizzata a Kevin, a un istituto scolastico dell’Oxfordshire, scrisse insieme a Yoko Ono “L’amore è tutto. Dio è amore. Cristiano o d’ogni tipo. Love John & Yoko”.

Il 27 maggio 1979 il “New York Times” pubblicò una lettera d’amore sempre firmata insieme a Yoko Ono indirizzata “alle persone che ci chiedono cosa, quando e perché”. “Quando qualcuno è arrabbiato con noi, nella nostra mente tracciamo un’aureola intorno alla sua testa [...] così facendo di colpo quella persona ci sembra un angelo. E questo [...] ci ricorda che c’è del buono in tutti e che tutti coloro che vengono da noi sono angeli in incognito, che ci recano messaggi e doni dall’Universo. La magia è logica. Provatela una volta o l’altra”.

Quasi assalito da un’urgenza creativa fin da piccolo la espresse mettendo tutto per iscritto. Quando è ancora un bambino che frequenta la scuola elementare scrive Sport, Speed and Illustrated edited and illustrated by John Lennon nel quale si legge “Se vi è piaciuto, tornate la prossima volta, sarà anche meglio”, frase con la quale chiude il racconto a puntate contenuto nel giornalino. Segue il Daily Howl nel quale non ritaglia e non incolla notizie e vignette, riuscendo a farne un’opera tutta sua con versi e storielle.

“Ti amo come le chitarre, ti amo da matti” scriveva a Cynthia Powell, sua prima moglie, subito dopo averla conosciuta, su un biglietto natalizio illustrato da disegni e vignette che le recapitò nel 1958. E il 2 novembre 1963 “è una rottura viaggiare tutto il giorno per foreste. Ti amo. Ti vedrò da qualche parte in Inghilterra dove cresce l’erba”.

Giocò con versi e calembours, dialogando con se stesso e con la capacità di articolare in mille direzioni pensieri e parole. Nel primo reperto lennoniano dattiloscritto di cui si conserva oggi solo una pagina (1961-1962?) scrisse “Passami un gatto che ho fame / Passami un cane per spegnere la sete / Dammi una rana / Per comprare un fiore / In cui vivere – fino a quando nasco / Quando sono partorito / Mangerò il mio fattore”.

Ha vissuto la scrittura quasi come bisogno che negli anni lo ha accompagnato giorno dopo giorno, come fosse una compagnia invisibile e necessaria.

“In genere scrivo così e non sto a pensarci, ma quando spedisco è come una piccola parte di me che se ne va nelle mani di qualcuno” da una lettera a Stuart Sutcliffe del 1961.

“Nelle lettere John Lennon non usava mezzi termini. E spesso le accompagnava con un disegnino serpeggiante. Allora sapevi che si stava aprendo completamente a un amico” così scrive Yoko Ono a proposito di John Lennon nella premessa del libro di Hunter Davies “Le Lettere di John Lennon” (Mondadori editore, 2012).

Nel gennaio del 1979 scrive una lunga lettera alla cugina Liela nella quale troviamo “L’anno prossimo compio quarant’anni – spero sia veramente l’inizio della vita”.

Sappiamo che non è così perché l’8 dicembre 1980 John perse la vita davanti al Dakota Building ma per ricordarlo, ancora una volta, ci piace rileggere un biglietto, del 1948, da un album del cugino Stanley Parkes:

“Di riffa o di raffa l’ultimo nel libro sono io”.

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