ROLL OVER VAN GOGH

John Lennon artista visivo

Marco Pierini

John Lennon, Bag One, 1969, litografia su carta / lithograph on paper BFK Rives, The Bank Street Atelier, Ldt., New York, collezione privata / private collection Rolando Giambelli

Dotato di un’inclinazione naturale per il disegno e di una fervida fantasia John Lennon venne indirizzato quasi inevitabilmente al Liverpool College of Art, dove entrò nel settembre 1957. Studente complicato e problematico non brillò certo per i risultati scolastici, tuttavia, sebbene insofferente alla disciplina e ai programmi, trovò un ambiente non del tutto contrario alla maturazione dei suoi talenti, talvolta addirittura assecondati dagli insegnanti più illuminati come il pittore Arthur Ballard. Fu però l’incontro con Stuart Sutcliffe l’evento decisivo di quegli anni: entrambi indocili e ribelli i due amici prediligevano i movimenti di rottura, come l’impressionismo e le avanguardie storiche, e figure ostinatamente e romanticamente controcorrente come Nicolas De Staël e Vincent Van Gogh che, secondo Philip Norman, “even more than Elvis Preasley now became the hero against whom John Lennon measured the world”.

Dal 1962, debutto discografico dei Beatles, John Lennon sembra abbandonare ogni velleità artistica, pur continuando a schizzare, su supporti spesso improvvisati e casuali, disegni, caricature, vignette, immagini che talvolta godevano di assoluta autonomia, talvolta accompagnavano invece pensieri, appunti, lettere, prose, versi come quelli poi raccolti nei volumi John Lennon in His Own Write e A Spaniard in the Works. Le figure grottesche, deformi, simpaticamente mostruose, gli animali umanizzati, le composizioni bizzarre devono qualcosa – se non nel tratto, almeno nella libertà immaginativa – a Saul Steinberg e, ancor più, a James Thurber, umorista, scrittore e vignettista del “New Yorker”, con il quale Lennon condivideva l’arguta ironia e l’innocenza, talora quasi infantile, del segno.

La fama e la conseguente inclusione nel jet set internazionale portarono i Beatles a contatto diretto anche con l’ambiente dell’arte contemporanea. Particolarmente rilevante fu il ruolo di Robert Fraser, gallerista e personaggio di punta della Swinging London, che suggerì i nomi di Peter Blake per la copertina di Sgt. Pepper nel 1967 e, l’anno successivo, quello di Richard Hamilton per la cover dell’album bianco. Fraser finanziò in parte anche la mostra di Yoko Ono alla Indica Gallery di Londra nel 1966, alla cui vernice, il 9 novembre, John Lennon ebbe modo di incontrarla per la prima volta.

A partire dalla metà del 1968 John e Yoko cominciarono a lavorare congiuntamente a numerosi progetti artistici, che si concretizzarono poi in performance, installazioni, film e – naturalmente – album musicali. Progetti intessuti dei principali orientamenti di Fluxus: multimedialità, improvvisazione, attenzione per la cultura popolare e di massa, coincidenza di arte e vita, concetti che attraverso la celebre coppia conobbero una diffusione fino ad allora inimmaginabile.

Il 20 marzo 1969 si sposarono a Gibilterra e subito dopo le nozze dettero vita al Bed-In per la pace, dal 25 al 31 marzo, all’Hotel Hilton di Amsterdam (seguito poi da quello svoltosi al Reine Elizabeth di Montréal a partire dal 26 maggio). Perfettamente calato nello spirito del tempo e in quello di Fluxus il Bed-In si situava a metà strada tra l’azione di protesta politica e l’happening, lasciando ampio spazio alla casualità, alla mescolanza dei linguaggi e dei media (parola scritta e parlata, corpo, musica). Al matrimonio è legata anche la serie di litografie Bag One, concepita come dono di nozze per Yoko e raccolta in una splendida borsa in pelle bianca disegnata da Ted Lapidus. Alcuni fogli della cartella, dove sono rappresentati con molta naturalezza momenti di intimità della coppia vennero sequestrati da Scotland Yard alla London Arts Gallery il 16 gennaio 1970 perché ritenuti scandalosi, giudizio poi ribaltato dalla sentenza del tribunale. L’anno successivo la serie Bag One fu esposta alla Galleria Ponte Sisto a Roma dal 21 ottobre al 16 novembre accompagnata da un’introduzione di Attilio Battistini, direttore delle riviste per soli uomini “Men” e “Playmen”, al tempo già più volte processato e condannato per pubblicazione e commercio di immagini oscene.

Intensissima fu la produzione dei film girati a cavallo del decennio da John Lennon e Yoko Ono, influenzata dalla nascente videoarte e, non superficialmente, dal primo cinema di Andy Warhol. Il debutto in questo campo avvenne con Smile e Two Virgins, entrambi realizzati in super8 nei giardini di Kenwood (la casa di Lennon a Weybridge). Si trattava nel primo caso dell’inquadratura statica ed estremamente rallentata del volto di Lennon, nel secondo della sua faccia sovrapposta a quella di Yoko, entrambe colte in continuo movimento fino a che, al termine del film, le due figure si separano per riunirsi infine in un abbraccio. Assume un rilievo particolare, tra questo nutrito gruppo di lavori, Rape, realizzato alla fine del 1968 e trasmesso dalla TV pubblica austriaca il 31 marzo dell’anno successivo, film incentrato sulla ‘persecuzione’ di una passante seguita insistentemente dalla telecamera per 75 minuti, quasi spinta sotto un autobus e tormentata fin sulla soglia di casa. Tra i numerosi film di questi anni si ricordano anche Honeymoon, montaggio di alcuni momenti dei loro Bed-In, Up Your Legs Forever e Fly che mette in scena le peregrinazioni di una mosca sul corpo nudo di una donna e comportò alcune prevedibili difficoltà durante la lavorazione. Non fu infatti impresa facile riuscire a mantenere immobile l’attrice Virginia Lust e ancor meno semplice fu convincere la mosca a eseguire le volontà della coppia di registi!

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